domenica, 03 febbraio 2008
Caro Diario,
mi sono appena svegliata, ho ancora il sapore metallico di quell'incubo in bocca, ho ancora l'angoscia arrugginita che scorre nelle vene.
Dalla finestra di camera mia si vede il cielo nuvoloso.
Forse pioverà, non lo so.

Mi sono comprata una scacchiera l'altro giorno: è strana, perché si gioca in tre.

[Scacchiera a tre]


Ho fatto qualche piccola modifica... Dove gioco io, ho allineato i miei Puffi. Ognuno di loro ha un nome che corrisponde ad una persona.
Tengo tutto scritto, perché in questo gioco nuovo, le pedine potrebbero cambiare il ruolo.
Gli altri avversari sono il Destino e...
Moi m
ême.

Prevedere le mosse dell'avversario, anticiparlo.
Essere scaltri ed avere una testa così.
Lo so già che finirà male questa scacchiera.
Ed i miei puffi ritorneranno ad allinearsi nel solito modo.
Ma per ora va bene così.

C'è Astrid di là che dorme.
E' passata a trovarmi per il weekend.
Ci siamo sfondate, siamo state ad un paio di feste appena fuori città, vicino alla zona Industriale.
Ho ancora la musica che mi detonizza il cervello.
Astrid...
Che pazza che è, un'amica un po' più folle non mi poteva capitare.
Le voglio bene, anche se delle volte mi fa incazzare come ben pochi.

Una volta eravamo in vacanza ad Ibiza, Astrid, Seby ed io.
Sono state due settimane assurde, sole, bagni al mare [quando ci ricordavamo di svegliarci dopo le feste], scherzi e scornate.
Astrid si incazzava sempre di mattina perché se Seby o io ci svegliavamo prima, ci limitavamo a fare solo il caffè, invece di un paio di strisce.
Era una bestia, e s'incazzava sempre con Seby, visto che era lui quello più 'mattiniero' di noi tre.
Una mattina Astrid s'è svegliata prima [miracolo!] e l'ho sentita che trafficava col calcinaccio del muro. Mi sono svegliata e la guardavo perplessa.
M'ha fatto un sorriso furbo e m'ha detto "Adesso la paga quel maledetto... L'avrei fatto anche a te questo scherzo, ma ti amo troppo, sorellina."
Questa delinquente ha sminuzzato la calce, preparandoci una striscia lunghissima, che ha dato a Seby.
Questo povero scemo se l'è pippata, sotto il ghigno malefico di Astrid.
"Come è?" gli ha chiesto serafica.
"Buonissima Astrid... se non andiamo a farci il bagno al mare, sarete soggette alle mie attenzioni da maniaco."
Io ridevo come una matta, Astrid che faceva la seduttiva. Seby che pareva un povero idiota...

Ho trovato un ricordo di quella volta, una foto che ci ha fatto Seby, poco dopo che Astrid, giocando m'ha tolto il reggiseno e l'ha buttato in acqua.

[Astrid ed io]

...La faccia da scazzo di Astrid fa troppo ridere. Da lì a poco aveva strappato la macchina fotografica a Seby e l'ha mezzo affogato in acqua.
Bei tempi quelli, quando ancora ci giocavamo con la vita, con le cazzate, con i primi esperimenti...

...Già.

Astrid s'è svegliata.
Ed io ho già preparato la nostra colazione.
No, non è calce...
immaginato da: Kerstin alle ore 16:13 | Permalink | vaneggiando su:ricordi, amici, dstorta mente, ovatta
mercoledì, 30 gennaio 2008
A volte è facile cedere.
A volte è facile credere.
A volte ho io il coltello dalla parte del manico.

E affondo la lama.

[ Knife Party? ]


Il Bianconiglio mi sorride, soddisfatto.
Mi ha detto «Brava, Alice. Molto bene.»

...mi scoppia la testa.
immaginato da: Kerstin alle ore 04:22 | Permalink | vaneggiando su:dstorta mente
venerdì, 25 gennaio 2008
[Sfilata e Caccia al Tesoro]

Altro evento in città.
Nizu mi ha chiesto di sfilare in intimo.
La prima serata c'era poca gente.
Noi abbiamo mantenuto il morale alto nel BackStage, con shottini e battutine.
L'ho visto, era ridotto ad uno straccio.
Ubriaco e pesto.
Non gli ho chiesto nulla.
Non gli chiederò nulla.
Anche se mi ha fatto male vederlo così.


Ieri c'è stata la seconda sfilata, l'affluenza è stata nettamente migliore: c'era anche la televisione.
Nizu era parecchio nervosa.


[ Damn. Whiterabbit. ]

Sono arrivata un po' in ritardo, stavo inseguendo quel dannato Bianconiglio.
L'ho visto anche in passerella, quando stavo tornando al BackStage.
Mi sono rivestita in fretta e me ne sono andata, la musica della sfilata che mi leccava i piedi, per attutire il rumore dei miei passi affrettati.

Ed era tardi, è sempre tardi.
Ho guidato a lungo, la strada che non finiva mai, il tragitoo troppo lungo.
Il Bianconiglio che si faceva beffe di me, scappando.
La sua risata la sento anche di notte, quando faccio quel sogno.












Sono andata a casa dei miei, invece di presentarmi a quell'appuntamento.
Mi sono appostata con la macchina: ho visto il Dottor Von Dehr entrare in casa, sulla porta, ad aspettarlo, mia madre e Jacob, mio fratello.
Ho chiuso gli occhi, mandando giù qualcosa che ho preso a caso, frugando nella borsa, il cellulare sul grembo.
Poi ha tremato la terra, il cielo ed il cellulare: sul display diceva a chiare lettere Casa.
Non ho risposto, ho chiuso solo gli occhi.
Quando li ho riaperti, la casa dei miei aveva le luci spente.
Sono tornata a EroCity.






[ K. in Wonderland..?]

Alice in Wonderland anno due.zero.zero.otto

Corri Alice, corri all'inseguimento del Bianconiglio, fatto di cristalli purissimi.
Corri, accetta la sfida, gettati nell'abisso dai colori boreali.
Corri, senza paura dello schianto.
Corri! E' tardi! E' tardi!
Corri, Alice!

E respira.


Monossido di carbonio.
Righe dritte e sottili, filamentose come vortici di zucchero filato.
Ridi e respira, Alice.
Questa è casa tua, ora.

immaginato da: Kerstin alle ore 14:43 | Permalink | vaneggiando su:eventi, ovatta, depre-scaz
martedì, 22 gennaio 2008
Caro Diario,
ho fatto un’altra volta quel sogno.
Mi sento l’angoscia addosso, come una seconda pelle, che aderisce come colla caustica.

E’ da quando ho passato il Natale dai miei che sogno sempre la stessa cosa:  l’albero di acero, piantato da Papà quando sono nata, diventava secco.

[ Acero ]
Papà se ne rendeva conto e mi diceva, in sogno,
“Kers tranquilla… Vado a prendere l’acqua, così l’innaffiamo. Aspettami qui, torno subito.”
Sognavo di aspettare Papà, che mi sorrideva e mi salutava mentre si allontanava, il sole che tramontava, quel freddo di ottobre che si insinua nella pelle e tra le ossa.

Cammino un po’ per scaldarmi, ho tanto freddo e una strana sensazione addosso.
Ad un certo punto, vedo un uomo che tiene una bambina sulle spalle, loro camminano al sole, il canto degli uccellini lo sento lontano.
L’uomo fa scendere la bambina dalle spalle, le dice qualcosa e se ne va, salutandola con un bacio sulla fronte.

La bambina inizia a piangere, la sento dire:
“Papà, non lasciarmi qui da sola… Faccio la brava, ti prego, portami con te!”
Gli corre dietro, affannandosi con quelle gambe corte, avrà più o meno 5 o 6 anni, lunghi capelli castano chiaro legati con delle treccine.
Cade, inciampando su di una radice, l’uomo che ormai s’è volatilizzato.
Mi avvicino alla piccola, che continua a piangere.

E’ un pianto che strazia il cuore, è un pianto che taglia il cuore a metà.

Mi chino e le asciugo le lacrime calde dal visino delicato, le guance che sono morbide come la pesca. Le sorrido e le chiedo come si chiama.


[ K.V.M.]


Lei mi guarda con un broncio liquido, scossa ancora dai singhiozzi e con voce infantile mi risponde “Kerstin Valerie Morgan”

Rimango di sasso.
Inizia a soffiare un vento gelido, le foglie secche che turbinano intorno a noi. Mi alzo, guardandomi intorno, il cielo che pare lacerato da delle ali nere. Sento la parte di me bambina che mi prende un lembo della giacca, strattonandomela per attirare la mia attenzione.
La guardo e lei protende le braccia verso di me, per farsi prendere in braccio.

”Ho paura…”
mi dice, gli occhi verde scuro pieni di lacrime, una volta che la tengo tra le braccia. Andiamo a cercare rifugio da qualche parte, visto che inizia a piovere.














Passiamo davanti all’acero.
E’ secco, i rami piegati all’ingiù. Ai piedi, vedo una lapide e dei Lilyum.
[.Lylium.]
”Quelli sono i fiori preferiti di Papà!”
mi dice la piccola.
Ci avviciniamo alla lapide, trattengo il respiro.
Il cielo diviene più scuro, serpeggiano fulmini rabbiosi, più mi avvicino, più mi sento male, l’angoscia che sale.





E lì mi sveglio, di colpo.
Questa mattina stavo facendo colazione, ripensando al sogno. Decido di fumarmi una sigaretta fuori, in balcone.
Apro la porta finestra, il vento freddo del mattino che passa attraverso i vestiti.
Vedo qualcosa per terra, vicino alla finestra di camera mia.
Un piccione morto, alcune penne sparse qui e lì.






Rientro in casa, vado in camera mia.
Prendo la scatola con i miei puffi colorati.


Li sistemo, li allineo, in file precise.
Finisco per poi ricominciare, la mente vuota.
La mente vuota.






[Kers... Non tornare in quel mondo...]

immaginato da: Kerstin alle ore 15:37 | Permalink | vaneggiando su:dstorta mente, ovatta
domenica, 09 dicembre 2007
Caro Diario,

ritrovarti sbadatamente mentre sono in giro per casa, una casa che racchiude tanti ricordi silenziosi che gridano, fa un certo non so che.
Tante cose sono cambiate, come al solito.
E credo che se non ho scritto è per il semplice motivo che non accetto i cambiamenti.

Al Drugs procede come al solito.
Con James forse s'è instaurata una certa complicità, forse ha accettato il fatto che la gestione della baracca ce l'ho io e mi riferisce tutto quello che accade.
Ho due banconisti nuovi in prova, Mysha e Veryn.
E forse perché sono troppo fiduciosa, o forse troppo ingenua per certi versi, non mi sono accorta di certe cose.
Cose che se non fosse stato per James, ancora starei lì, come una cogliona.

Forse Scimmione mi vuole un po' di bene, a modo suo.
Boh, non lo so.
E' un continuo imparare.
[Morgan, stai sempre a lezione, non dimenticarlo.]

Credo che mi sto mettendo nei pasticci.
Qualche tempo fa Angela mi ha detto che c'era un tizio che mi cercava...
Nel mio piccolo credevo che fosse Lui.
Invece no.
Un tale Ciro, un italiano mi sa.
Mi ha detto che può aiutarmi negli affari.
Ho sfoderato tutte le mie carte per tenermelo buono, si sa che quando ci sono di mezzo gli affari non mi tiro indietro.
Mi ha assicurato protezione e affari.
Affari maggiori di quelli che posso fruttare da una bettola come il Drugs.
Quello che stavo inseguendo con la Reina.

...

Già.
La Reina.
Non so che fine abbia fatto, avrei tanta voglia che lei fosse con me.
Averla in giro per casa mi dava una certa sicurezza, sebbene non è che ci facessimo tante domande.
So che aveva un suo giro di affari ben diverso da quello che aveva con me.
So che di me, forse, a modo suo, si fidava di me.
Ma la Reina adesso è sparita.

Ed io mi ritrovo qui a Backenstraat a guardare queste mura.
Posso ridipingerle quanto voglio, posso spostare mobili, spargere profumi, mettere tende, togliere quadri.
Ma queste mura parlano.
Raccontano.
Gridano, a volte.
E sono voci che delle volte graffiano un po'.
Custodiscono le risate di Nizuka, le battute di Aloisia.
L'azzurro intenso degli occhi di Paul.
I sorrisi della Reina.
Trasudano tutte le mie lacrime, tutti i miei sospiri imprigionati nel riflesso argenteo della pallida luce lunare.

... e la pioggia scende leggera, questa notte.
Picchietta sui vetri della finestra di camera mia, scivola sulle foglie degli alberi del parco.
E' una musica che non da noia.
E' una musica che mette un po' di malinconia.
E' una musica che arruginisce i sensi, imprigionandoli nel mercurio.


[Tears lost into the Rain]



...
[SmS ]
Il Cielo, pur tenendo la sua sposa,
la Terra,
tra le braccia,
le rimane infinitamente lontano.
(R. Tagore)
Tu Cielo, io terra. Così vicini, così lontani... Forse il mare sarà clemente con noi. Mi manchi. Kers

Gliel'ho scritto.
Lo ripeto ogni notte, prima di addormentarmi.
Come se fosse una preghiera, come se fosse una supplica.
Come se fosse un desiderio da esprimere quando vedi una stella cadente.


...

Forse sto solo sprecando il mio tempo, all'inseguimento dell'ennesima utopia.


Mi manchi sulla faccia, nella pancia, tra le braccia.
And it's not enough.



immaginato da: Kerstin alle ore 00:21 | Permalink | vaneggiando su:ricordi, rivelazioni, dstorta mente, ovatta
martedì, 29 maggio 2007
Caro Diario,
aria di cambiamento a Backenstraat.
Nizu e Francis se ne sono andati a vivere nella loro casa nuova, vicino al lago.
Nizu m'ha lasciato un cesto pieno zeppo di roba, tutto scritto in italiano, credo, e si capisce solo la parola *Bio*, insieme ad un biglietto ed alle chiavi dell'appartamento.

E' roba troppo sana per i miei gusti, io son più per le schifezze, per il junkie food.

Eh, vabbeh...
Backenstraat pare un albergo.
L'avevo presa in affitto con Aloisia, poi s'è aggiunta Nizu...
Poi ho conosciuto Paul, e s'è aggiunto pure lui, compromettendo i miei rapporti con Ally.
Paul è sparito, io sono tornata a Groningen dai miei...
Ally ha conosciuto Eric e poi hanno spiccato il volo verso altri lidi.
E' rimasta Nizu come un pero, poraccia.
Papà che m'ha comprato l'appartamento, credendo che ci vivessi con Paul.
E dal mio ritorno, Nizu ci stava vivendo con Francis.

Ora siamo rimaste la Reina ed io.
Che via vai a Backenstraat, pare un albergo.
Guardo queste quattro mura [quattro mura per modo di dire, è enorme come appartamento...] così piene di ricordi, risate, pianti, sospiri, gemiti.

Ne ha viste troppe.
E ancora ne deve vedere.
Ammetto che mi spiace che Nizu se ne sia andata via, nemmeno gliel'ho detto.
Ma fare la figura dell'appiccicosa non mi va.
Per niente.
Lei lo sa come sono, dopotutto...

Appena ho un po' di tempo libero mi dedicherò alla rimodernizzazione dell'appartamento: ridipingere le pareti, spostare e comprare mobili nuovi.
Cambiare, stravolgere.
[Originale la piccola Morgan... che per soffocare quel vuoto si mette all'opera...]
[... senti... ho smesso di andare dallo psic a Groningen per un motivo, non costringermi a darti fuoco, intesi?]
[Touché ma cherie?]
[Vaffanculo.]

Adesso sono in dubbio se mettere la carta da pareti oppure ridipingere e basta...
Dubbi atroci che solo le calde braccia di Morfeo possono dissipare.

immaginato da: Kerstin alle ore 01:51 | Permalink | vaneggiando su:ricordi, amici, situazioni, decisoni, dstorta mente, ovatta, depre-scaz
lunedì, 28 maggio 2007

Caro Diario,
non so che cazzo ho scritto il 24 mattina.
Non lo so, davvero, lo trovo di un patetico assurdo...
Eppure...
Eppure qualcosa è servito.
Ammettermi tutte quelle cose su Kel.
Forse davvero mi piace più di quanto io creda.
Forse gli piaccio, più di quanto io possa immaginare.

Ieri m'ha chiesto di vederci, scrivendomi di andare da Lui.
Come se fosse un ordine al quale non potevo sottrarmi.
Ed io, ubbidiente, l'ho raggiunto, al Molo.

M'ha baciata.
L'ho baciato, sciogliendomi in qualcosa di strano.
Lui che mi dice che ha un regalo per me.
Per me, ti rendi conto...?
Per me.
Un'orchidea...
Per me.

[::. Kel: "L'ho trovata in un cassonetto dell'immondizia e ho pensato a te" .::]


Lui che nemmeno mi ha guardata quando me l'ha data.
Lui, che mi dice che l'ha trovata in un cassonetto dell'immondizia e che ha pensato a me.
Lui, che mi guarda, senza dire niente.
Lui, che pare così sicuro, così menefreghista, così duro.
Lui, che sceglie l'orchidea.
Per me.

Lui, che dopo si tira indietro, dicendomi, sempre con quella faccia da schiaffi unica, "Ora basta, che se ci vede qualcuno, pensa che stiamo insieme."
Andando ad aggiungere "Non dirmi che adesso, dato che ti ho regalato un’orchidea, stiamo insieme eh?"

Cos'è che stona?
Io lo so.
Non gli ho mai chiesto, nè preteso una cosa del genere.
Mai...
Eppure Kel pare che ci sia andato in fissa.
Boh, forse Lui è più diretto, Lui almeno me le dice velatamente le cose.
Facendo un passo avanti e tre indietro.
Come i gamberi.

[::. walkin' like a shrimp .::]


Ammettersi le cose è dura.
Cercare di farle capire, poi...
Crederci lo è di più.

...siamo due idioti.

PS:
Quando sono tornata a casa, ho incrociato la signora Annette, quell'impicciona.
Ha visto l'orchidea che m'ha regalato Kel.
E m'ha detto...
Lei conosce il significato di quel fiore, Kerstin cara? No, eh?
Il giovanotto in questione deve essere molto sicuro che lei ricambia i suoi sentimenti di passione.
Nel linguaggio dei fiori l'orchidea significa "grazie per esserti concessa!"
...
...
...

Ah.


immaginato da: Kerstin alle ore 00:22 | Permalink | vaneggiando su:situazioni, dstorta mente, ovatta
giovedì, 24 maggio 2007
Caro Diario,
Scrivo le news essenziali, dovrei andare a dormire, domani il corso di fotografia è molto presto...
Ieri s'è concluso il Concorso di Miss e Mister Ero.
La Miss l'ho vista qualche volta al Drugs [è la tipa bellissima che ho visto in compagnia di Kel qualche mese fa... Se è Miss ci sarà un motivo... Oddio, non voglio imparanoiarmi...], il Mister ha due chiappe da paura.
Ho fatto parte della Giuria, ma nemmeno mi ricordo che cosa ho votato, se Rosso o Verde.
Ero in condizioni poco normali secondo i canoni di normalità.

E l'ho visto in un paio di occasioni.
Lui, Lui che è così...
Lui, che mi chiede quante volte può sbagliare con me.
Lui, che mi guarda, Lui che mi dice...
Lui che è così... Così...
Lui, solo Lui.
Lui.
Kelko.
Lui, che mi scatena qualcosa... Sentimenti che avevo deciso di seppellire.
Lui.
Kelko.
Lui, proprio Lui, a cui lascio una rosa sul parabrezza dell'auto, con un biglietto idiota.
Lui, che asseconda ogni mio capriccio vanigliato.
Lui, che mi dice che sono bella.
Lui, solo Lui.
Kelko.
Lui, proprio Lui, che forse nemmeno si rende conto che lo sto guardando con occhi così diversi dalla prima volta in cui l'ho visto.
Lui, proprio Lui, che forse nemmeno si rende conto di quanto io bruci di gelosia se guarda qualcun'altra.
Lui, Kelko, proprio Lui, quello che mi tratta come una ragazzina, quello che asseconda ogni mio capriccio, quello che è oggetto di ogni mio desiderio e maledizione.
Lui, quello che ferisco col mio atteggiamento distaccato, che prendo in giro, quello che guardo ed osservo con insistenza...
Kelko.
Lui.
Lui, che non credo che mai sarà mio.
Lui, che non sa che forse sono sua.
Lui, solo Lui.
Kelko.
Lui, che mi stringe con delicata dolcezza, che mai ammetterebbe, che mi chiede di rimanere da Lui.
Lui, Kelko.
Lui che s'incazza per come mi comporto, Lui che mi dice che faccio cazzate.
Lui, che mi dice che non sono niente.
Lui, che mi stringe forte, dicendomi, forse, che sono qualcosa, forse.
Lui... Lui... Lui...
Kelko.
Kelko.
Già, proprio Lui.
...
Ed io...?
Io... Vado a dormie.
E' meglio.
immaginato da: Kerstin alle ore 04:34 | Permalink | vaneggiando su:amici, sentimenti, confusione, dstorta mente, ovatta
venerdì, 18 maggio 2007

Caro Diario,
giornate intense queste, mh.
Allora...
Ho partecipato come Giudice al Concorso di Miss & Mister EroCity, organizzato dalla Body Farm di Nizu-Chan e per l'occasione, è stato anche inaugurato il Casinò, gestito da tale Isabella non so che.



Il Concorso è iniziato il 16 Maggio e finirà la settimana prossima.
E' stato divertente alzare quella paletta da vigilante del traffico, mh.
Alcuni concorrenti sono stati bravi, altri...
Stendiamo un velo pietoso, vah...

C'è stato qualcuno che ha fatto quello che io definisco il "simpatico per forza" con dei numeri che davvero m'hanno messo addosso un certo fastidio.
Tutto studiato, premeditato.
E la spontaneità?
Dove cazzo la mettiamo?

Vabbeh...
Ieri c'è stata la seconda serata e son arrivata in ritardo tremendo.
M'è scoppiato un tubo al Drugs, non ti dico il casino di acqua che ne è venuto fuori.
Son arrivata che praticamente erano alla fine.
E per alleviare le sfighe della giornata mi son buttata a pesce sulle bottiglie di Champagne.
Ho intravisto Black, speravo di scambiare due chiacchiere, di chiedergli di She, ma niente...
M'ha detto "Ciao e alla prossima", defilandosi verso la bolgia di gente che c'era.
C'erano Nizu e Mirna ubriache lesse, che facevano troppo ridere.
C'era la Reina, così elegante in rosso che mostrava solamente la paletta rossa.
[Ho vago sospetto che lo facesse solo perché faceva pandance col vestito!]
E c'era anche Kelko.
Eh, già.

Dopo la megalitigata che ci siamo fatti al parcheggio del Casinò, con tanto di pubblico, un povero taxista che si faceva i cazzi suoi, non l'avevo più visto.
Ovvio, dopo che vieni mandata a fanculo, mica puoi aspettarti di rivedere una persona, no?
Però, il giorno dopo, m'ha scritto un sms.
Lo conservo ancora e non so perché.
Non si capisce mica che vuole.

[Perché, tu lo sai che vuoi, eh?]
[...]
[Allora? Perché non rispondi?]
[Ma farti gli stramaledetti cazzi tuoi?!]

Ieri ho raggiunto lo stesso il Tavolo della Giuria, avendo visto che Yvonne mi faceva dei chiari e palesi segni che aveva sete, portandole un flute ed una bottiglia di champagne.
Non so con quale sfacciataggine gli ho chiesto di sedermi sulle sue gambe.
Non so con quale sfacciataggine gli ho accarezzato la nuca.
Non so perché, quando l'ho accompagnato alla barca, non sono rimasta con Lui.
Forse perché...
Perché...
...
..
.

Perché.

Perché delle volte è un gran casino.

immaginato da: Kerstin alle ore 20:26 | Permalink | vaneggiando su:eventi, amici, situazioni, incontri, dstorta mente
mercoledì, 16 maggio 2007

Caro Diario,
Ho le idee alquanto confuse riguardo parecchie cose.
No, beh... Non parecchie.
Su una persona.
Ho fatto l'ennesimo passo falso, mh.

Ci sono cose che pesano, a volte.
Sono cose che tagliano, che bruciano.
Che infettano qualcosa che è già malata da tempo.

Che accentuano quella voragine interiore, dove sono affacciata.
Ed è, ad ogni occhiata, sempre più nera, più profonda, più fredda.

Ed anche questa volta cado, sentendo la terra mancare sotto i piedi.
Non attendo nemmeno lo schianto, non è la prima volta che precipito in questa maniera.
Forse la caduta non è mai iniziata e nemmeno finita, mh.

In fondo, credo che non me ne freghi un cazzo.
M'importa solamente che mi son fatta consumare quel poco di cervello che m'è rimasto con delle seghe mentali degne di una ragazzina.
Mi fa impressione la mia reazione. Non sto meditando vendetta, non sono persa in quel circolo di ossessione maniacale, non sto perdendo tempo nemmeno a piangere.

Forse provo solo molta rabbia.
Ma non credo.
Sto bene, dopotutto.
Già, sto proprio bene.

[Negare di avere un problema è sintomo di disagio...]
[Io non ho nessun cazzo di problema. E tu fra un po' l'avrai il problema. Me.]

Tocca sorridere.
Per forza.
Su la maschera, Morgan.
Che oggi è una giornata piena.
Che oggi...
Oggi...

[::. Why Not Smile, Kers? .::]

immaginato da: Kerstin alle ore 13:06 | Permalink | vaneggiando su:dstorta mente